iniziazione al vino

Il blog è pensato per tutti gli interessati al mondo enologico. Ogni vino, oggi, è parte di una narrazione che va ben oltre le qualità intrinseche del prodotto stesso. Gli appassionati avvertono la necessità di instaurare un legame con il prodotto, puntando sul vissuto, sull’approccio, sull’esperienza, sulle storie gli aneddoti che vi sono associate e il vino si presta particolarmente a creare feeling con le persone introducendole nella realtà dei luoghi in cui nasce, nel talento, nella produzione e nella narrazione di una storia autentica che lo rende unico e riconoscibile. A tutti piace bere ma pochi sanno bere bene poiché il mondo del vino è molto articolato concatenando il prodotto, la sua trasformazione e conservazione, le implicazioni culturali, il rapporto con il territorio e le comunità locali, l’immaginario, lo stile di vita. Le “narrazioni” che leggerete vogliono essere sempre legate ai territori, alla cultura e all'arte. Il progetto nasce quindi dalla volontà di narrare una storia a volte in maniera molto divertente e pratica, a volte divulgativa, a volte più profonda ed esistenziale di questo mondo. Bere il vino deve essere quindi un Atto Culturale come nella religione è un atto Simbolico.

Freschezza genuinità ed eleganza di un vino e di una donna del vino: Arianna Occhipinti

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Alessandra Montagno, Wine Designer

Avevo già conosciuto Arianna attraverso le righe del suo libro (Natural woman, La mia sicilia, il mio vino, la mia passione. Fandango Libri) e mi ero affascinata alla sua storia; ne avevo già parlato infatti in un mio recente articolo (Vino e cultura : Storie di ordinario coraggio femminile). Ero quindi molto curiosa di conoscerla e soprattutto provare i suoi vini.

Ieri sera AIS Milano grazie a Hosam Eldin Abou Eleyoun, l’organizzazione di Alessia Castelletti e la poesia manierata di Francesco Albertini come relatore, è stata resa possibile  una serata densa di quella passione del vino che intreccia cultura, territorio e senso di appartenenza.

I vini di Arianna parlano di Arianna come in Andalusia non si dice bere un vino ma parlare di un vino . Si i suoi vini esprimono la stessa freschezza, genuinità ma soprattutto eleganza di vitigni autoctoni, frappato e nero d’avola, a cui generalmente associamo delle caratteristiche organolettiche e degustative più forti e strutturate. Il nostro immaginario dei vini siciliani è infatti questo, caldi, forti, focosi come gli uomini del sud.

I suoi vini parlano del territorio: la freschezza è dovuta  alle forti escursioni termiche tra giorno e notte e alla posizione ottimale su delle dolci colline a 250 mt di altitudine ,tra il mare a 10 km e i monti Blei, che portano venti freschi e costanti. La sapidità  e la acidità è data dalla  mineralità favorita da un terreno di sabbie superficiali per 50 cm ferrose sciolte con sottostanti banchi di calcare .

I suoi vini parlano di tradizione: il nome stesso dei primi due vini in assaggio SP 68 è la statale su cui  è ubicata la  azienda sul tracciato della antica Strada del Vino, non quella dei turisti specifica, ma quella dei carretti che portavano l’uva vendemmiata.

I suoi vini parlano di eleganza:  raffinata ed armonica. Il suo frappato da una vigna di 50 anni è austero ma fine e importante. La freschezza e la acidità già presente nel colore, un rubino limpido, si percepisce al naso intenso complesso con note fini di pepe rosa e peonia. Fa viaggiare questo vino e lo stesso Francesco vola verso la Francia dei Pinot Noir e dei Chablis. Io viaggio più lontano e mi immagino Arianna come una Vestale Greca ad un rito per celebrare Dionisio, mediatrice tra il Dio e gli uomini attraverso il vino,  il sangue nei sacrifici e delle guerre. Un vino fatto sapientemente che Arianna vuole che sappia invecchiare e ci invita ad una verticale per le sue prime dieci vendemmie.

I suoi vini parlano di genuinità e sono naturali come lei ma non spontanei ma seguiti e curati in ogni passo. Arianna vuole sperimentare e la sua Laurea a Milano in Enologia si può ben coniugare con l’esperienza secolare degli agricoltori locali come ci racconta alla sua prima esperienza di potatura in vigna . Sperimentare nella scelta di avere dei vigneti multiclonali quindi con innesti di diverse uve cosi ,come dice Lei, se si ammala Alessandro non si ammala Giuseppe…spiegazione semplice ma efficacissima.

I suoi vini parlano di femminilà nel prendersi cura della vigna, personalmente ,al  non far riempire le cassette da 15 kg se non con 12 kg per non far pressare troppo l’uva, nella attesa della fermentazione come la nascita di qualcosa di vivo,  ogni volta riconosciuto dallo stesso profumo .

Potrei raccontare ancora per ore come per ore sarei stata ad ascoltarla. Finiamo la degustazione con un Passitto di Nero d’Avola Passonero 2010 in cui vi è la sintesi di territorio, tradizione, eleganza, genuinità : parla di Arianna.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 gennaio 2014 da in Uncategorized.
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