iniziazione al vino

Il blog è pensato per tutti gli interessati al mondo enologico. Ogni vino, oggi, è parte di una narrazione che va ben oltre le qualità intrinseche del prodotto stesso. Gli appassionati avvertono la necessità di instaurare un legame con il prodotto, puntando sul vissuto, sull’approccio, sull’esperienza, sulle storie gli aneddoti che vi sono associate e il vino si presta particolarmente a creare feeling con le persone introducendole nella realtà dei luoghi in cui nasce, nel talento, nella produzione e nella narrazione di una storia autentica che lo rende unico e riconoscibile. A tutti piace bere ma pochi sanno bere bene poiché il mondo del vino è molto articolato concatenando il prodotto, la sua trasformazione e conservazione, le implicazioni culturali, il rapporto con il territorio e le comunità locali, l’immaginario, lo stile di vita. Le “narrazioni” che leggerete vogliono essere sempre legate ai territori, alla cultura e all'arte. Il progetto nasce quindi dalla volontà di narrare una storia a volte in maniera molto divertente e pratica, a volte divulgativa, a volte più profonda ed esistenziale di questo mondo. Bere il vino deve essere quindi un Atto Culturale come nella religione è un atto Simbolico.

Il vino come fonte di conoscenza del se attraverso il ricordo

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Alessandra Montagno, Wine Designer

Pochi giorni fa sono stata alla presentazione dell’evento ” I salotti del gusto ” e sono stata colpita e coinvolta dall’intervento di Raffaele Morelli, psichiatra e nutrizionista. Il suo intervento parte parlando dello stretto legame tra cucinare e l’atto creativo di lavorare con le mani e il legame col fuoco elemento originario di sopravvivenza. Passa a parlare del  vino, al legame indissolubile con la religione, tema a me caro, col rito di Pasqua degli Ebrei: un bicchiere offerto al Profeta e uno all’ospite, in fondo non diverso da quello che avevo appena scoperto nella cultura Georgiana: il legame tra la Sacralità e l’Ospitalità attraverso il vino.

Continua  parlando dello stato d’ebrezza, mi ricorda Platone del Simposio ( nel “Simposio” dei filosofi dialogano sul tema dell’amore nelle diverse forme e accezioni, e dopo avere consumato le portate bevono vino seguendo una procedura concordata). Secondo Platone proprio questa rito dionisiaco, celebrato durante il banchetto, aveva un ruolo fondamentale nella ricerca della verità, in quanto il vino determinava un certo stato d’ebbrezza estatica, considerata un’esperienza cognitiva capace di permettere una sorta di unione con il trascendente. Morelli paragona lo stato procurato dal vino all’estasi, alla capacità del vino e del cibo di collegarsi direttamente ai neuroni capaci di riaprire i ricordi più antichi . Sono i profumi naturali che soprattutto sono capaci di  modificare l’attività del cervello riportando alla memoria il passato. Ricordi che sono legati all’identità delle persone e al riconoscimento del Se. Accentua quindi la necessità di collegarsi con l’olfatto alla memoria e al rapporto col cibo,attraverso le mani alla creatività, al Se.

Il cibo deve avere questa valenza non la risposta alla noia e il vino non  alla ricerca di uno stato di ebrezza incontrollato.

Finisce con l’invito ad inoltrarsi nella natura almeno una volta alla settimana per annusare i profumi  naturali e aprire i ricordi che si ritrovano nell’aromaticità del vino….anche nell’odore del cassetto della nonna, o solamente nelle fragranze del pane di un metodo Classico. Sono contenta che anche uno psichiatra approfondisca che si possa trovare nel vino la ricerca della propria identità attraverso i ricordi e nel  tentativo di ritrovare in noi  le nostre risorse più profonde e vere.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 gennaio 2014 da in Uncategorized.
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